Come altre volte è successo tra i portici di Bologna, qui salutiamo la mostra di un fumettista che ha creato un piccolo culto
Il vero primo incontro con Vittorio Giardino ha luogo nel corridoio della Facoltà di Lettere, l’immagine scorta da qualche metro di questo uomo, avvolto in un lungo cappotto e dal volto celato da un cappello a tesa larga mi colpisce; è inevitabile il richiamo alla silhouette di Max Fridman e alle numerose illustrazioni a lui dedicate.
Alice e Michela abitano a Bruxelles e sono amiche. Ad autunno 2012 hanno lavorato al festival teatrale Récréatrales in Burkina Faso. Hanno dato una mano a spostare e costruire palchi e disegnato le scenografie; nei momenti liberi documentavano il loro soggiorno (due mesi e mezzo) con immagini e parole.
È iniziato ieri Aspettando Bilbolbul, inaugurando quattro mostre, tutte racchiuse nell’intrico di vie dell’ex Ghetto di Bologna. Potete visitarle in un’unica uscita e incominciare a lustrarvi gli occhi con illustrazione e fumetto (e oggetti di design, ceramiche, gioielli e maglieria, e un bicchiere di vino). Appena entrati in via De’ Giudei qualcosa di assolutamente originale: Manuele Fior ha donato il suo tratto acquoso ed effimero alla ceramica. Grazie a Studio Elica, i disegni del fumettista, vincitore ad Angoulême 2011, sono eternamente fermi su piatti da collezione. Tracciamenti continua il suo lavoro sul disegno di moda (che abbiamo ammirato |
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